Impossibile non notarla: la domanda è posta proprio all'inizio, nella prima pagina della prefazione. "Tutta questa tecnologia così nuova ed esaltante riesce forse a farci star meglio?" La risposta si allunga per oltre 200 pagine e secondo me la si può riassumere così: "Oggi no, domani forse, dopodomani di certo".
L'ultimo libro di Michael Dertouzos (La rivoluzione incompiuta, Apogeo, 231 pagine, 18,90 euro), direttore del Laboratory for computer science del MIT di Boston dal 1974 fino alla sua morte (avvenuta il 27 agosto del 2000) non parla soltanto di computer, di internet, di software. L'argomento centrale è la tecnologia "spicciola" della quale è tessuto il nostro vivere quotidiano, cose contro le quali andiamo a sbattere tutti i giorni, come le agende elettroniche nate per semplificarci la vita ma che hanno bisogno di un manuale da 500 pagine per essere utilizzate. Oppure come i sistemi di centralino telefonico automatizzato, che ci impongono di digitare 1-2-3 al loro comando e soltanto quando siamo prossimi allo sfinimento ci permettono di comunicare con un essere umano dotato di intelligenza media.
La "risposta" alla domanda formulata in prefazione si sviluppa attraverso una scrittura "parlata", veloce, assolutamente spoglia di quei tecnicismi per addetti ai lavori tanto in voga oggi (perfino cyberspazio è virgolettato e usato in senso molto, ma molto, ironico). Un taglio linguistico obbligato per un libro che ci riconcilia con la tecnologia perchè ci spiega - anzi ci promette - che non saremo costretti, in un prossimo futuro, a cedere parte della nostra "normalità" per servirci di macchine che svolgono compiti al posto nostro. Un libro che, ragionevolmente e in modo garbato, rassicura "l'utente medio" sul fatto che presto non si parlerà più di computer in termini di gigabyte di memoria, ma di cose più vicine al nostro sentire, come la capacità di trovare rapidamente le informazioni che ci servono e di vedere quando vogliamo il nostro film preferito. Un po' come oggi non si compra un'automobile parlando di potenza della testata, ma piuttosto di estetica, sicurezza, confort e accessori...
La voce di Dertouzos si inasprisce a tratti: quando si leva ad attaccare chi non ha capito che il "potere della comprensione" è il solo capace di vincere le resistenze della gente nei confronti della tecnologia, o quando sottolinea come soltanto riparando alle "folli carenze" delle macchine di oggi potremo ottenere la fusione armoniosa del "nuovo" nel quotidiano di ognuno di noi.
Michael Dertouzos è stato per quasi trent'anni direttore di uno dei più importanti centri di ricerca del mondo, ha passato circa metà della sua vita a contribuire all'avvento di una tecnologia antropocentrica, cioè capace di mettere l'uomo al centro, di essergli amica. E' morto dopo una lunga malattia, mentre scriveva sapeva di non avere il tempo di vedere con i suoi occhi la realizzazione delle sue previsoni, che forse potremmo spingerci fino a chiamare sogni. Questo suo ultimo lavoro arriva a noi come un testamento, un invito alla fiducia nel futuro, un annuncio di pace: la pace che metterà fine alla guerra di tutti i giorni con le segreterie telefoniche che non funzionano, i tecnici che non ci spiegano nulla, il software che non ci facilita la vita e, perchè no, noi stessi, che dalle macchine non ci sappiamo aspettare nulla di buono.
[il modo in cui vediamo e interpretiamo il colore nel mondo reale è molto diverso rispetto a come lo percepiamo sul computer]
Per questo motivo chi si occupa di siti web dovrebbe possedere "Il colore nel web" di Molly E. Holzschlag (Apogeo, 35,64 euro), 172 pagine che dipanano delicatamente il complesso intreccio tra creatività e tecnica, gusto e cultura, reale e virtuale che necessariamente tocca in sorte a chi deve "usare il colore" nel suo lavoro.
Non ho detto leggere, né sfogliare. Ho detto possere, è c'è un motivo. Il volume appare molto simile a un libro d'arte: grande formato, ottima carta, resa del colore necessariamente ineccepibile; è bello da tenere tra le mani, interessante da leggere e piacevole da sfogliare. Vi su può fare ricorso per trovare uno spunto, ma anche per gustare le splendide immagini che propone, perdersi nella musica del colore, scoprire curiosità "sociologiche". Sapevate, per esempio, che le donne preferiscono il giallo all'arancio, al contrario degli uomini?
Ma "Il colore nel web" non è un libro d'arte. Guardiamolo meglio. E' un manuale? Del manuale ha la scrittura nitida e contenuta, priva di svolazzi e circonduzioni. Diretto al punto, spiega con chiarezza e fornisce anche strumenti rapidi da utilizzare, come le ruote cromatiche. Offre una gamma ampissima di esempi pratici: scale, tavolozze, accostamenti cromatici. Tutti con la loro "ricetta" (rgb e/o esadecimale) per riprodurli fedelmente.
Non penso, però, che l'autrice volesse limitare il suo lavoro alla manualistica. Troppo spesso fa riferimento alle emozioni, durante la trattazione. Tutto sommato credo si tratti di un invito. L'affermazione che il bello può essere in ogni cosa, in ogni aspetto della vita che ci circonda. Questo libro esprime un messaggio semplice e chiaro: costruire un sito web è molto simile a creare un piccolo mondo, con i suoi codici, le sue funzioni, i suoi equilibri. E la sua personale bellezza, espressa in primo luogo dal colore.
Cosa faceva Dora, appena diciottenne, figlia dell'alta borghesia viennese, da sola, di notte, nel parco? Chi le ha dato da mangiare un fico fresco, frutto quasi introvabile a Vienna in questa stagione? Di chi è il mantello trovato nascosto in un angolo? Dov'è il fratellino della vittima?
Questi e mille altri piccoli perché (li taccio, incontrarli a uno a uno fa parte della tessitura abile di questo romanzo) puntano tutti nella stessa direzione, quella che porta al nome dell'assassino.
Leggendo "La mangiatrice di fichi" (Jody Shields, Sperling & Kupfer, 366 pagine) non ho avuto la percezione di leggere un giallo "tradizionale": l'asse centrale della narrazione, per me, non è la soluzione del mistero, ma l'indagine in sè. Anzi, le indagini. Perchè sulle orme dell'assassino di Dora sono in due, l'Ispettore, mite, posato, tenace, razionalissimo. Armato della sua logica e dei suoi dotti manuali. E, a sua insaputa (ma sarà proprio così?), la moglie Erszébet, ungherese umorale e sensibilissima, cresciuta nel misticismo e nella superstizione magiare, che si fa guidare dagli spiriti, dagli amuleti e dalle tradizioni gitane.
L'Ispettore e Erszébet rappresentano due modi, due mentalità, due modi di vivere e di pensare diametralmente opposti, due facce della stessa medaglia. La mente analitica e un po' fredda dell'austriaco e l'istinto zingaro della donna non si incontrano, non collaborano, procedono ognuno per proprio conto, paralleli come i binari della ferrovia. Come gli austriaci e gli ungheresi di quell'Impero che non esiste più. Come tutti gli amanti che affiancano le loro vite senza riuscire a intrecciarle mai veramente. Ma continuano, a dispetto di tutto, ad amarsi.
Ho in mano questo libro, "Web Management" di Francesco Gallucci, edizioni Apogeo. Copertina piacevole, perfino allegra; dimensioni considerevoli; peso medio. Tutto sommato posso portarlo tranquillamente sull'autobus e perfino leggerlo a letto. Lo apro: ottima leggibilità, anche grazie a un abile uso dei corsivi e delle tabelle oltre che a un rapporto favorevole corpo-interlinea.
Lo sfoglio. Ogni capitolo è - ben - introdotto da un breve commento capace di far cogliere in poche righe il senso di quello che si andrà a spiegare. I neretti sottolineano i concetti chiave, elenchi puntati ricapitolano quanto si è detto, c'è perfino spazio per apporre note a margine (lo usa anche l'autore, con molta misura).
Il contenuto? E' un manuale operativo per web manger, lo dice già la grafica che gioca sulla parola man-agement. Si parla di comunicazione, marketing, strategie. Si danno indicazioni di lavoro, si citano esempi, si offrono tabelle, testi, guide. Non è destinato proprio a tutti quelli che si interessano di internet, ma a una buona parte di loro sì. Diciamo a quelli che "si misurano" con internet, che devono imparare a fare i conti con una realtà in continua evoluzione, capace di spiazzare anche manager di grande esperienza e competenza con risposte inattese e imprevisti scarti in avanti - o indietro? - della linea evolutiva.
Leggendolo, si imparare a capire, per esempio, come si utilizzano gli strumenti che permettono di misurare il traffico su un sito web, quali sono i criteri di usability indispensabili per il successo di un sito dedicato all'e-commerce, come - e quando! - è opportuno proporre questionari on line, come si costruisce un database di web marketing.
Non bastano 346 pagine - indici compresi - a formare un web manager, ma a dare alle persone gli strumenti per capire se lo sono, se lo possono - e se lo vogliono - diventare, questo sì. Da comprare.




